Bonus mamme 2025: chi sono le lavoratrici che devono presentare richiesta? La guida completa

Bonus mamme 2025: chi sono le lavoratrici che devono presentare richiesta? La guida completa

Busta paga, portafoglio e banconote: i bonus mamme vanno a buon fine. - quipromo.it

Alessandra Perrone

Novembre 13, 2025

Nei patronati e negli uffici del personale è già partita la corsa alle pratiche: il tema del sostegno alle madri torna a chiedere scelte e scadenze chiare. Due misure diverse convivono nel quadro normativo, e non sempre chi lavora riesce a districarsi tra requisiti, termini e modalità operative. Qui spieghiamo chi deve presentare la richiesta, cosa avviene automaticamente e come si traducono nella busta paga le agevolazioni già previste per il triennio di riferimento.

Due misure, regole diverse

Il quadro normativo prevede in questi mesi due interventi distinti a favore delle lavoratrici madri: da un lato un contributo monetario diretto, dall’altro una riduzione contributiva automatica per alcune categorie. È importante separare i due percorsi perché hanno destinatari, condizioni e modalità operative differenti.

Il primo intervento è il bonus mamme da 480 euro, destinato in forma esplicita alle madri con almeno due figli e alle lavoratrici autonome. Per ottenerlo è necessario presentare la domanda telematica all’Inps, autenticandosi con SPID, CIE, CNS o eIDAS; in alternativa si può rivolgere la pratica a un patronato o al contact center dell’Istituto. Un dettaglio che molti sottovalutano è la scadenza: la richiesta va inviata entro il 9 dicembre 2025, salvo eccezioni previste per chi matura i requisiti in seguito, ad esempio per la nascita di un figlio.

Il secondo intervento riguarda le madri con tre o più figli e assume la forma di uno sgravio contributivo riconosciuto in via automatica in busta paga. Si tratta di una decontribuzione la cui applicazione non richiede domanda: il datore di lavoro gestisce direttamente lo sgravio sulla retribuzione mensile, nel rispetto delle norme in vigore fino al 31 dicembre 2026.

Un fenomeno che in molti notano solo nei mesi di maggiore affluenza agli sportelli è la confusione su chi debba davvero fare domanda e chi invece riceve l’agevolazione automaticamente. Per orientarsi, è utile ragionare per categorie di lavoratrici e per tipo di beneficio: da qui partono le regole operative che descriviamo nelle sezioni seguenti.

Bonus mamme 2025: chi sono le lavoratrici che devono presentare richiesta? La guida completa
Bonus mamme 2025: la guida completa sulle lavoratrici che devono presentare richiesta. Due misure con regole diverse. – quipromo.it

Chi deve presentare la domanda e cosa serve sapere

La richiesta per il contributo da 480 euro non è automatica: ne hanno diritto le madri con due figli (con il più piccolo di età non superiore a 10 anni) e le lavoratrici autonome, purché il nucleo familiare rispetti il limite di reddito complessivo di 40.000 euro per il 2025. Restano escluse, per espressa previsione normativa, le lavoratrici domestiche come colf e badanti.

La domanda va presentata esclusivamente in via telematica sul portale dell’Inps, con le credenziali indicate. Chi non dispone di SPID, CIE o CNS può rivolgersi a un patronato o utilizzare il contact center: si tratta di canali alternativi, ma la registrazione e l’invio rimangono vincolati ai termini stabiliti. Un dettaglio che spesso sfugge è la tempistica dei pagamenti: le quote spettanti da gennaio a novembre vengono accumulate e liquidate in un’unica soluzione a dicembre insieme alla mensilità di dicembre.

Per le lavoratrici che maturano i requisiti dopo il 9 dicembre — ad esempio per la nascita del secondo figlio — è prevista una finestra aggiuntiva: la domanda può essere inviata entro il 31 gennaio 2026 e il pagamento viene effettuato entro il mese successivo, di norma entro febbraio. Questo meccanismo consente di non perdere l’annualità di riferimento, ma è bene prestare attenzione ai documenti richiesti al momento della domanda e ai criteri di reddito.

Un aspetto che sfugge a chi vive in città è che la presentazione tramite patronato può ridurre gli errori formali; allo stesso tempo, usare il canale telematico evita ritardi dovuti a pratiche cartacee. In ogni caso, è consigliabile conservare ricevute e comunicazioni dell’Inps fino alla effettiva erogazione del beneficio.

Le madri con tre o più figli e la decontribuzione automatica

Per le lavoratrici con tre o più figli il percorso è diverso: non è necessaria alcuna domanda personale perché permane, fino al 31 dicembre 2026, un meccanismo di decontribuzione che si traduce in un risparmio contributivo fino a 3.000 euro annui. Questa riduzione è applicata direttamente in busta paga dal datore di lavoro, che verifica e mette in pratica l’agevolazione secondo quanto previsto dalla normativa.

Il beneficio, nel suo complesso, rientra in un quadro che prevede l’esonero totale della quota dei contributi previdenziali IVS a carico delle lavoratrici per il periodo 1° gennaio 2024–31 dicembre 2026, purché sussistano i requisiti di legge: in pratica, chi rientra nella platea definita non deve svolgere ulteriori pratiche per ottenere lo sgravio. Un dettaglio che molti sottovalutano è la necessità di controllare la retribuzione e le voci in busta paga: errori o omissioni possono emergere e richiedere l’intervento del consulente del lavoro o del datore di lavoro.

Per le imprese, la gestione dello sgravio è un processo amministrativo che coinvolge il calcolo dei contributi e la corretta imputazione in cedolino. Per le lavoratrici, invece, il cambiamento si vede concretamente nella mensilità: meno contributi a carico significano una diversa composizione del lordo e del netto, e talvolta un impatto sui contributi figurativi utili per la pensione. Un aspetto che sfugge a molti è proprio questo collegamento tra riduzioni contributive e possibili effetti sul montante contributivo.

Nel corso dell’anno chiunque voglia verificare la corretta applicazione del beneficio può rivolgersi al proprio datore di lavoro, al consulente del lavoro o a un patronato. In molte province italiane gli sportelli territoriali offrono assistenza per chiarire posizioni individuali: sapere dove rivolgersi evita ritardi e incomprensioni nella gestione del diritto.