La scadenza si avvicina e molte aziende stanno ancora valutando se aderire: per chi eroga risorse in favore degli impianti sportivi pubblici è rimasta una finestra limitata per ottenere il beneficio fiscale. Le imprese donatrici che intendono usufruire del credito d’imposta previsto dal programma devono presentare la domanda entro il termine stabilito, seguendo procedure formali e specifiche. Un dettaglio che molti sottovalutano è la necessità di coordinarsi con i gestori degli impianti prima dell’invio, perché la pratica richiede certificazioni formali e tempi tecnici precisi.
Chi può partecipare e come funziona
Possono partecipare in particolare le aziende titolari di reddito d’impresa interessate a finanziare interventi su impianti sportivi pubblici. L’agevolazione riguarda donazioni in denaro destinate a manutenzione, restauro e alla realizzazione di nuove strutture sportive pubbliche. Il regime è stato introdotto nel 2019 e riconfermato dalla legge di bilancio, con l’obiettivo di mobilitare risorse private verso infrastrutture aperte alla collettività. Chi si occupa della contabilità aziendale lo sa: la compatibilità con i limiti di spesa e la documentazione richiesta sono elementi decisivi per procedere senza intoppi.
Il beneficio fiscale riconosce un 65% del valore della donazione come credito d’imposta, entro un limite che non può superare il 10 per mille dei ricavi annui di riferimento. La normativa prevede l’utilizzo del credito in compensazione attraverso modello F24, suddiviso in tre quote annuali di pari importo. Questa modalità di utilizzo può incidere sulla pianificazione fiscale aziendale per più esercizi, perciò è utile valutare l’impatto con il proprio consulente fiscale. Un fenomeno che in molti notano solo quando iniziano le pratiche è la necessità di verificare in anticipo i massimali disponibili e il calendario delle finestre di assegnazione.
Per l’assegnazione dei contributi conta l’ordine cronologico delle domande: le risorse sono limitate e la rapidità nella compilazione è spesso determinante. Nella pratica, la corretta istruttoria richiede che la donazione sia preventivamente concordata e certificata dall’ente gestore dell’impianto; senza questa certificazione l’istanza non può procedere. Chi segue bandi pubblici lo conferma: la trasparenza dei documenti e la completezza degli allegati riducono il rischio di rimbalzi procedurali.

Scadenze, passaggi pratici e cosa controllare
La procedura di partecipazione si svolge tramite una piattaforma telematica dedicata gestita dal dipartimento competente: le domande devono essere compilate e inviate esclusivamente online, indicando dati sull’azienda, l’importo della donazione e la destinazione degli interventi. La seconda finestra utile per presentare le istanze si è aperta a metà ottobre e chiude nella giornata indicata; chi organizza il processo in azienda lo sa, serve una checklist precisa per evitare errori formali. Un aspetto che sfugge a chi vive in città è la variabilità dei tempi di rilascio delle certificazioni da parte degli enti locali, spesso influenzata dai ritmi amministrativi territoriali.
Le risorse complessive stanziate per l’anno sono limitate: il plafond disponibile è suddiviso tra le finestre previste, perciò non è possibile garantire il rimborso a tutte le domande se il totale delle richieste supera la dotazione. Una volta che le donazioni sono state effettuate e certificate dagli enti destinatari, il dipartimento autorizza l’uso del credito e lo segnala all’ente erogatore del servizio di riscossione fiscale. Questo passaggio è fondamentale perché sancisce l’effettiva possibilità di compensazione tramite i canali ufficiali.
All’interno della piattaforma sono disponibili guide operative e riferimenti per l’assistenza tecnica: è consigliabile consultarle prima di avviare la pratica e verificare con attenzione la documentazione richiesta. Per le imprese che gestiscono più donazioni verso diversi impianti, il coordinamento interno e la conservazione delle certificazioni sono pratiche che semplificano l’accesso al beneficio. In questi mesi molte aziende stanno ricalibrando i piani di intervento sugli impianti locali, e il risultato più concreto è la possibilità di vedere cantieri finanziati dalla collaborazione pubblico-privato, con effetti tangibili sul territorio.
